La Stanza degli Abbracci: un fallimento

Vi ricordate della Stanza degli Abbracci? Dai, sicuramente ognuno di noi avrà visto lo Spot ideato, diretto e realizzato pro bono da Giuseppe Tornatore con Nicola Piovani, per sostenere la campagna governativa per promuovere la vaccinazione.

Le Stanze degli Abbracci sono nate per consentire agli ospiti delle strutture residenziali (RSA, case di residenza per anziani, ecc.) di poter continuare a vedere i famigliari in tutta sicurezza.

Sono state adottate da molte strutture.

Il costo chiavi in mano si aggira intorno ai 1.000 € – 3.000 €.

Sia a livello regionale che nazionale per le strutture residenziali e semiresidenziali sono arrivati fondi per la tutela degli ospiti e la sicurezza degli ospiti e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale.

La regione Toscana, ad esempio, alla fine del 2020, ha indetto un bando di 900.000 € per l’acquisto di Tablet e Stanze degli Abbracci, che prevede un sostegno massimo erogabile per ogni singola struttura per anziani, di 2.700 €.

Nonostante i decessi per covid-19, la riduzione degli ospiti, è continuato, da parte delle regioni, il pagamento della retta per la quota totale.

È ormai trascorso più di un anno dall’inizio della pandemia.

Fin da subito è stato chiaro che la pandemia avrebbe avuto effetti nefasti nelle strutture residenziali, le quali si sono straformate in vere e proprie trappole per topi: gli oltre 400 morti al Pio Albergo Trivulzio sono solo l’esempio più eclatante.

Dal giornale Euronews, in un articolo dal titolo “L’impatto mortale del COVID-19 sulle case di cura europee” secondo quanto riportato da un operatore spagnolo: “Quando non c’è stato più posto nell’obitorio, ho dovuto metterli nei sacchi e portare i morti nel parcheggio sotterraneo.

A trasmettere il contagio, non tanto l’incontro con i parenti e gli ospiti, ma l’incapacità del sistema di offrire mascherine e dispositivi di protezione individuale agli operatori, i quali per diversi mesi hanno operato senza le necessarie protezioni.

Dopo la chiusura ermetica delle strutture, la moria non è terminata, casi di cronaca di strutture con personale ed ospiti positivi si continuano a rinvenire tutt’ora.

A fronte di questa situazione drammatica, vissuta in una moltitudine di strutture, ora che gli ospiti e gli operatori risultano nel complesso vaccinati in tutta Italia, assistiamo ora ad una situazione di prigionia, come denunciano i comitati di coloro che hanno famigliari rinchiusi nelle RSA.

Nonostante le vaccinazioni per gli ospiti e gli operatori, perdura il blocco degli incontri con i parenti nelle RSA.

Continua dunque l’isolamento e la segregazione di anziani ospiti nelle strutture, nonostante le vaccinazioni; questo perché le linee guida lasciano discrezionalità agli enti gestori.

Tutto questo viene avvallato da soluzioni come le Stanze degli Abbracci, che sembrano mitigare la solitudine, ma in realtà non è così.

È bene precisare che le visite parenti, rappresentano un costo per le strutture.

Di conseguenza la Stanza degli Abbracci diviene un mezzo che in una certa misura consente di ottenere un risparmio.

La soluzione della Stanza degli Abbracci non porta ad alcun beneficio nemmeno sotto il profilo psicofisico per l’anziano.

Secondo i dati di uno Studio sul benessere psicologico dei famigliari e degli anziani, presentato durante un webinar nazionale dal titolo “RSA e la cura degli anziani non autosufficienti: quali proposte per il post COVID” l’utilizzo di stanze vetrate, con plexiglas e nylon, hanno fatto evidenziare che i disturbi nell’alimentazione, dell’umore, di scarsa compliance nei confronti delle terapie, presenti durante il periodo di chiusura totale delle strutture sono stati mitigati solamente all’inizio dall’adozione di tali misure.

Il perdurare nell’utilizzo della Stanza degli Abbracci, dopo un miglioramento iniziale, ha prodotto negli ospiti delle RSA oggetto dello studio, sentimenti di frustrazione, rabbia e difficoltà comunicative.

Sempre secondo tale studio, riassunto nell’articolo che potete vedere nell’immagine poc’anzi, drastici cambiamenti in positivo si sono avuti con l’adozione di protocolli che prevedono la visita in presenza dei familiari.

Bisogna segnalare che la stampa attuale, non dà voce alle persone che si battono per la riapertura (con le dovute misure di sicurezza) delle strutture per anziani.

Infatti, non gioverebbe a nessuno, nessuno di coloro che dietro a questo business ci guadagnano: politici, imprenditori e soggetti privati o pubblici che gestiscono tali strutture.

D’altronde, vi sono stati casi di persone che in piena pandemia, hanno tentato di riportare a casa i propri cari, senza successo.

Occorre dunque pensare ad un modello alternativo alle case di riposo, che spinga le famiglie al mantenimento della persona al domicilio, garantendo sostegno economico, continuità nelle cure e nell’assistenza.

Per finire vorrei concludere con un pensiero ed un auspicio.

Nel momento in cui sto finendo di scrivere questo numero è il 25 Aprile, la Festa della Liberazione.

Un pensiero mi viene da rivolgere, a tutti i reduci, partigiani e non, ma anche ai civili che hanno vissuto gli orrori di quel periodo, che sono ancora in vita, magari rinchiusi in qualche struttura residenziale per anziani, prigionieri, di mura in cui sono stati confinati.

Mi auguro che al più presto possano riassaporare quella libertà, di cui sono stati privati; quella libertà, che loro, più di tutti, hanno contribuito a costruire perché noi potessimo avere un futuro.

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