La storia di Marta Pellizzi


Ringrazio Marta Pellizzi per avere acconsentito alla pubblicazione della sua storia sulla Newsletter Disabilità & Diritti.

La sua è una storia di resilienza e lotta continua contro le istituzioni.

Nonostante il clamore pubblico che ha suscitato la vicenda non è riuscita ad ottenere i suoi diritti.

Tiepidi i media che non hanno dato risalto alla sua storia.

Tanti altri casi esistono, ma il suo ha dell’incredibile.

Con Marta, l’INPS (soccombente), è ritornata su una vicenda per la quale esisteva già il pronunciamento di un giudice.

Che paese è, un paese in cui le istituzioni, chiamate a far rispettare le leggi, non ottemperano nemmeno alle sentenze dei giudici?

Tutti noi dovremmo aiutarla e condividere la sua lotta.

Per questo invito i lettori a contribuire alla raccolta fondi che ha lanciato.

Sono Marta Pellizzi, ho 31 anni e abito a Imola.

Da quando avevo 18 anni combatto contro il meningioma, un tumore cerebrale fortemente recidivante, che ha compresso in modo irreparabile i nervi ottici di entrambi gli occhi.

Dopo aver subito due interventi neurochirurgici, il tumore è tornato per la quarta volta.

Il trascorrere del tempo mi porterà in un mondo sempre più buio. L’accentuarsi dell’ipovisione sta togliendo giorno dopo giorno le ultime piccole autonomie.

Ho lottato e sto continuando a lottare per migliorarmi. Nel 2015 ho intrapreso l’avventura da freelance in ambito digital marketing. Ho conseguito la laurea in Scienze e tecnologie della comunicazione nel 2018.

Dicono sia una delle maggiori esperte del settore.

Per gran parte delle persone studiare o lavorare rappresentano traguardi normali, impegnativi, ma non eccezionali. Personalmente li ho sentiti obiettivi paragonabili allo scalare di una montagna a occhi bendati.

Grazie alla resilienza e a un’enorme forza ho superato le montagne. A fianco la mia super mamma, donna straordinaria e di valore.

Non è stato facile studiare o lavorare come libera professionista. Le giornate sono fatte di continue limitazioni e sforzi estenuanti. Il dolore cronico alla testa non mi dà pace. I singoli gesti necessitano di un supporto diretto. Vengo accompagnata poiché non ho abbastanza autonomia. Se non fosse per l’aiuto di mia madre sarei sola ad affrontare ciò.

Le ultime settimane hanno avuto un impatto sfavorevole sulla salute.

Non pensavo di dover affrontare ulteriori sfide oltre alla malattia.

L’INPS, ente pubblico che dovrebbe occuparsi di tutelare le persone in stato di grave handicap, ha adottato un comportamento scorretto nei miei confronti. In dieci anni ha revocato per due volte i sussidi relativi alla mia invalidità.

La prima volta, era il 2011, lo ha fatto sulla base di motivazioni inverosimili. Fortunatamente ho riconquistato tutto con gli interessi. Nel 2012 il Tribunale di Bologna ha definitivamente stabilito il mio diritto all’assegno di invalidità e accompagnamento.

Pochi mesi fa un verbale mi ha informato del secondo “ritocco” ai sussidi: niente assegno di invalidità e accompagnamento.

L’inizio della battaglia sui social con l’hashtag #IoNonMollo ha smosso parzialmente il Presidente Pasquale Tridico.

A seguito di una lotta a colpi di comunicati (e di Tweet), sono riuscita a riottenere l’assegno di invalidità (a “ottenerlo”, come se un diritto debba essere conquistato al pari di un premio).

L’accompagnamento viene ancora negato pur avendone usufruito di diritto come stabilito dalla sentenza.

La spiacevole vicenda ha avuto grande risonanza. Giornali e TV – e volti noti (vedi qui il video di Lapo Elkann) – si sono mossi per avere chiarimenti rispetto al “trattamento” che l’INPS mi ha “riservato”.

Milioni di persone comuni sono rimaste profondamente colpite dall’accaduto e hanno offerto ogni tipo di aiuto.

La solidarietà di comuni cittadini è stata lo spiraglio di luce in mezzo al buio.

Avrei sperato in un intervento celere delle istituzioni, e invece ho trovato muri di gomma che mi hanno fatto comprendere che la vicenda non interessa a politici o Ministeri (si veda la risposta del Ministero delle disabilità alla mia richiesta). Addirittura è stata promossa un’interrogazione parlamentare il 18 maggio 2021. L’interpellanza con risposta scritta non ha ottenuto ancora risposte.

Pare sul serio vi sia u disinteresse diffuso. Intanto mi sono mossa col supporto di professionisti legali avviando un ricorso amministrativo in autotutela. Adesso l’INPS dovrà darmi risposta entro due mesi. E se non avvenisse dovrei avviare un ricorso in Tribunale (che senso ha fare un ricorso in Tribunale sulla stessa materia già oggetto di una precedenza sentenza?).

Il Presidente Mattarella, al quale ho scritto una lettera aperta, non ha mai risposto.

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